Può apparire sorprendente, ma molte politiche pubbliche, quando vengono valutate con metodi rigorosi, si rivelano inefficaci. In parte o del tutto. Anche quando assorbono, magari da molto tempo, un ammontare ingente di risorse. Meglio esserne consapevoli quando si sta progettando un nuovo intervento, no?
Innovazioni introdotte per migliorare l’istruzione dei nostri figli; politiche attive per il lavoro, nate per aiutare le persone più giovani a trovare un impiego; misure avviate per indurre le famiglie a contenere il consumo domestico di energia; contributi finanziari che mirano ad incentivare l’innovazione nelle imprese; programmi per il reinserimento di ex-detenuti. L’elenco potrebbe continuare a lungo: qualunque ambito d’intervento prendiamo in considerazione, sono assai numerosi gli interventi che messi dinanzi alla prova dei fatti – o meglio messi dinanzi alla sfida controfattuale e sottoposti ad uno studio randomizzato – mostrano effetti deboli o addirittura nulli. Per fortuna, negli stessi ambiti d’intervento, esistono anche interventi molto efficaci ed incisivi. Purtroppo però distinguere gli uni dagli altri non è così immediato come talvolta pensiamo o ci viene raccontato.
Per questo motivo riconoscere quali sono le politiche che funzionano davvero dovrebbe essere un impegno che assorbe quotidianamente i pensieri di chi ha la responsabilità di prendere decisioni per la collettività. Sia che si tratti di un deputato, di un dirigente statale, di un assessore regionale, di un sindaco, del preside di un istituto scolastico o del project manager di una fondazione filantropica. Ma ciò non succede così frequentemente. Anzi l’attenzione verso l’evidenza rappresenta più l’eccezione che la regola e lo spazio lasciato alla conoscenza sugli effetti delle politiche è sempre residuale. Molti sono i fattori che possono “distrarre” da questo impegno. C’è sempre qualcosa di più urgente che sposta, in modo del tutto naturale e spontaneo, l’attenzione di chi deve decidere verso altri luoghi ed oggetti.
D’altra parte non si tratta di un’operazione facile da compiere. Spesso si scopre, solo a posteriori, che non si è investito a sufficienza per produrre la conoscenza che serve a riconoscere le politiche che funzionano. Oppure l’investimento avviene troppo tardi, quando i buoi sono già scappati e non è più possibile dare una risposta solida, dal punto di vista scientifico, alle questioni più rilevanti. O ancora gli esiti dell’investimento nella produzione di nuova conoscenza rimangono patrimonio di un gruppo ristretto di persone e non arrivano, nel momento giusto, alle orecchie di chi avrebbe tutto l’interesse ad acquisirli per assumere scelte che riguardano altre politiche, altre persone, altri territori.
Per limitare quest’ultimo rischio – legato alla carente divulgazione di ciò che ha già mostrato di funzionare – esistono alcuni siti web che raccontano i risultati degli studi di valutazione condotti in passato. Uno di questi è il sito statunitense https://evidencebasedprograms.org/ che ha ispirato anche questo post. L’obiettivo di questa iniziativa è molto chiaro:
“Questo sito cerca di identificare quei programmi sociali che, sulla base di studi rigorosi, hanno prodotto benefici evidenti e duraturi per i partecipanti al programma e per la comunità di riferimento, in modo che tale conoscenza possa essere utilizzata in altri contesti. Lo scopo è consentire a politici, manager pubblici e altri lettori interessati di distinguere risultati davvero credibili sull’efficacia di un programma da molti altri che affermano di esserlo, ma non lo sono. Sebbene vi siano molti metodi di ricerca che possono essere utilizzati per produrre evidenza sull’efficacia delle politiche, questo sito si concentra esclusivamente sui risultati di studi randomizzati controllati (RCT) ben condotti, che sono ampiamente considerati come il metodo più robusto per valutare gli effetti delle politiche.“
Il sito è gestito da un gruppo di persone che lavorano per la Arnold Ventures, un ente filantropico da tempo impegnato nella produzione di evidenza scientifica (Arnold Ventures’ Evidence-Based Policy Team). Ogni studio randomizzato segnalato all’attenzione del gruppo viene sottoposto al vaglio di esperti esterni che ne verificano la solidità e che attribuiscono al programma l’etichetta di “Top Tier”, “Near Top Tier” o “Suggestive Tier”, in base all’affidabilità e alla rilevanza dei risultati dello studio.
Un altro sito web gestito dallo stesso gruppo di lavoro è: https://www.straighttalkonevidence.org
Si consiglia caldamente la navigazione di questi siti a chi sta pensando di mettere in pista nuove politiche per il nostro Paese.
In un prossimo post vi racconteremo di un sito italiano, che raccoglie numerosi studi di valutazione condotti in Italia e all’estero: IPSEE – L’Inventario dei Problemi, delle Soluzioni e dell’Evidenza sugli Effetti.
