L’inserimento lavorativo delle persone con disturbi psichiatrici si rivela più problematico rispetto ad altre categorie di lavoratori svantaggiati. Il disagio di cui soffrono, caratterizzato dall’alternarsi di periodi di stabilità e di crisi, rende queste persone difficilmente collocabili in quanto, in molti casi, non possono garantire livelli di produttività costanti.

Oltre alle difficoltà oggettive, legate alle caratteristiche della patologia e allo stigma sociale connesso alla malattia mentale, pesa nel contesto italiano una cronica mancanza di integrazione tra servizi sanitari e socio-assistenziali, che faticano a coordinarsi per rispondere in modo soddisfacente e unitario ai bisogni dell’utenza. L’introduzione di una figura professionale (il “coach”), dedicata ad assistere in modo intensivo le persone affette da disagio psichico nella ricerca di un posto di lavoro, può aiutare a superare questi problemi? Riesce ad offrire più opportunità ai pazienti presi in carico? Aumenta la probabilità di mantenere un’occupazione?

Uno studio randomizzato promosso dalla Fondazione CARIPLO e condotto tra il 2008 e il 2012 in 4 provincie lombarde ha tentato di rispondere a queste domande. Le evidenze prodotte dallo studio sono raccontate nel Quaderno n. 12 dell’Osservatorio della Fondazione CARIPLO, pubblicato nel 2013. I risultati principali sono anche sintetizzati nella nota di Valut-AZIONE elaborata nell’ambito di progetto CAPIRe

(L’immagine di questo post è tratto dalla copertina del Quaderno n. 12 dell’Osservatorio della Fondazione CARIPLO)