La guerra a favore della buona evidenza, utile a costruire politiche migliori, non è mai vinta una volta per tutte. Leggete cosa scrivevano, con riferimento agli Stati Uniti, Stuart Buck and Josh McGee nel paper dal titolo Why Government Needs More Randomized Controlled Trials: Refuting the Myths, pubblicato nel 2015 da una fondazione filantropica statunitense (Laura and John Arnold Foundation).

“A livello federale, statale e locale ci sono letteralmente migliaia di programmi sociali volti a migliorare il benessere umano, ad esempio aumentando i tassi di diploma di scuola superiore, alleviando la povertà e la fame, prevenendo gli adolescenti da gravidanze indesiderate e molto altro ancora. Tuttavia, sappiamo ancora molto poco sul fatto che questi programmi funzionino davvero come promesso. Figuriamoci su come sia possibile migliorarli.

Oggi, i Governi approvano regolarmente la nascita di nuovi programmi, mentre quelli vecchi rimangono spesso in vigore senza che nessuno si chieda mai seriamente quanto siano efficaci, o se esiste un modo per migliorarli. Secondo questa linea di pensiero, le buone intenzioni sono di per sé sufficienti a motivare l’avvio di una nuova politica, o il mantenimento in vita di una vecchia politica. Le prove sull’efficacia sono lasciate fuori dal dibattito.

Pensiamo che questo principio debba essere esattamente capovolto. Le prove dovrebbero contare più delle intenzioni, non meno. Il Governo dovrebbe raccogliere regolarmente prove rigorose sull’efficacia dei programmi finanziati. Dovrebbe poi utilizzare tali prove per aumentare l’impatto della propria azione, ridimensionando le misure meno efficaci e investendo maggiormente quelle che si sono rivelate più efficaci. In sostanza, dovrebbe dirigere i fondi pubblici lontano dalle misure che non funzionano.

Il modo migliore per sapere se un programma sociale o una politica funziona come previsto è condurre uno studio randomizzato (RCT), in cui le persone vengono assegnate in modo casuale a ricevere i servizi del programma o a far parte di un gruppo di controllo. Gli RCT producono la più alta forma di evidenza perché consentono di isolare l’effetto di un programma da tutti i fattori esterni, anche quelli invisibili.

Nelle parole di Guido Imbens, professore di economia presso l’Università di Stanford: “Gli studi randomizzati occupano un posto speciale nella gerarchia dell’evidenza, vale a dire la prima posizione”.

Condurre più RCT aiuterebbe semplicemente a rassicurarci che stiamo spendendo fondi pubblici per dar vita a politiche che funzionano e, soprattutto, a comprendere come migliorare quelle stesse politiche.”

Per continuare la lettura del paper (altamente consigliato!), che mira anche a sfatare alcuni miti negativi che circolano intorno agli RCT, è possibile cliccare qui.