Il termine politica pubblica porta istintivamente a pensare all’azione di un governo: l’Unione Europea, lo Stato, le Regioni, i Comuni. Questo perché si tende a concepire la politica pubblica come un’azione messa in moto e finanziata unicamente da attori pubblici. D’altra parte una delle più celebri definizioni di politica pubblica è quella di Thomas Dye, che quasi cinquant’anni fa la definì come “qualsiasi cosa un governo scelga di fare o di non fare”.
Una definizione più ampia, certamente più attuale, che adottiamo in questo blog è quella di Dunn, che guarda alla politica pubblica come “un insieme di azioni compiute da una pluralità di soggetti, pubblici e/o privati, che siano in qualche modo correlate alla soluzione di un problema percepito come collettivamente rilevante”. L’enfasi sul concetto di problema collettivo è cruciale. Ad essere pubblico è il problema che motiva l’azione, non tanto la natura del soggetto che adotta tale azione.
A conferma di questo, negli ultimi anni è fortemente cresciuta l’influenza pubblica degli attori non governativi, diversi tra loro per forma giuridica, ambiti, dimensione e modalità di intervento. Spesso, le azioni portate avanti da questi soggetti si caratterizzano per una elevata innovatività, ma anche per una scala più ridotta e una forte localizzazione.
Queste azioni – definite a seconda dei casi come “progetti”, “programmi”, “interventi” – sono accomunate dall’obiettivo di curare un certo problema collettivo e, pertanto, rientrano appieno nella nostra definizione di politica pubblica.
Da ciò deriva che la valutazione delle politiche (e soprattutto il suo utilizzo ai fini decisionali) non riguarda soltanto gli enti pubblici, ma coinvolge organizzazioni diverse. Non è un caso che molte delle sperimentazioni controllate realizzate negli ultimi anni in Italia (ad esempio ACHAB e Lavoro&Psiche) vedano come protagonisti soggetti appartenenti al mondo delle fondazioni filantropiche e del terzo settore.
Un esempio virtuoso di investimento in valutazione in ambito filantropico è quello compiuto da Robert Wood Johnson, la più grande fondazione che si occupa di salute negli Stati Uniti: “Le nostre sovvenzioni e i nostri programmi hanno generalmente tre obiettivi: scoprire soluzioni creative, identificare ed espandere politiche pubbliche (programmi e interventi) che hanno come focus la salute, valutare, apprendere e condividere lezioni chiave sia dal nostro stesso finanziamento che da altre iniziative di miglioramento della salute legate alle nostre aree di interesse”.
L’obiettivo (ambizioso) di questo blog è muoversi in questa direzione, stimolando la produzione e la divulgazione di studi sperimentali sulle politiche pubbliche, a prescindere da chi sia il soggetto che le promuove o le finanzia.
Davide Azzolini e Valentina Battiloro
(L’immagine di questo post è tratto https://www.shutterstock.com)