Ci sono problemi che tornano continuamente davanti ai nostri occhi e che le politiche faticano a risolvere: studenti che abbandonano la scuola, disoccupati che non trovano un lavoro, ex-carcerati che ricominciano a delinquere. Con la stessa frequenza spuntano soluzioni innovative e buone pratiche per risolverli, tra le quali è però difficile scegliere. Quale adottare?
La risposta è banale: basta scegliere la soluzione più efficace, cioè quella che – a parità di costi e di accettabilità sociale – riduce di più l’abbandono scolastico, il numero dei disoccupati e quello degli ex-carcerati che tornano a delinquere. Ma l’efficacia va misurata sempre con rigore. Non possiamo basarci solo sulle teorie, o sulle pretese, di chi propone la “ricetta giusta”. Ed è qui che entrano in gioco gli studi randomizzati controllati.
“Sperimenta, impara e adatta, migliorando le politiche pubbliche grazie agli esperimenti randomizzati controllati” è lo slogan utilizzato dal Behavioural Insight Team del Cabinet Office britannico per aumentare la qualità e ridurre gli sprechi nelle politiche pubbliche. E’ anche il titolo di un agile volumetto (Test, Learn, Adapt) – scaricabile gratuitamente dal web e che la Fondazione Cariplo ha reso disponibile in traduzione italiana – che spiega che cosa sono gli studi randomizzati, ne illustra i vantaggi, ne fornisce esempi e, soprattutto, li colloca in un virtuoso ciclo di ideazione, sperimentazione, valutazione e ridisegno delle politiche pubbliche.
Gli studi randomizzati controllati sono lo strumento più rigoroso per valutare l’efficacia di una politica ma da soli non bastano per migliorare la qualità dell’azione (pubblica o privata) a favore del bene pubblico. Come ci ricordano gli autori, occorre che i policy makers:
– determinino, per ogni politica, un obiettivo preciso e misurabile da raggiungere – non limitandosi ad enunciare principi, quello è un compito delle leggi
– individuino strategie e interventi alternativi per farlo
– usino studi randomizzati per verificare l’efficacia dei diversi interventi
– siano disponibili ad adattare gli interventi stessi sulla base delle lezioni apprese.
Sono buoni suggerimenti anche per il nostro Paese.
Dai, non è così difficile, ce la possiamo fare pure noi!
(L’immagine di questo post è tratto dalla copertina del Quaderno n. 28 dell’Osservatorio della Fondazione CARIPLO)