Un recente articolo del Corriere della Sera ha messo in evidenza un rinnovato interesse verso i programmi di studio all’estero per gli studenti delle secondarie superiori. Erasmus+ ha avviato un programma volto a coinvolgere le scuole superiori grazie ad un notevole aumento dei fondi a disposizione e alla semplificazione degli aspetti burocratici. Fino ad oggi in Italia i programmi di studio all’estero per gli studenti e le studentesse delle superiori sono stati prerogativa dell’iniziativa privata e sicuramente molto più facilmente accessibili dai ceti abbienti. Con i fondi stanziati da Erasmus+, tuttavia, le regole del gioco potrebbero cambiare: soggiorni all’estero piu’ lunghi e, soprattutto, aperti ad una platea molto più ampia di possibili beneficiari. Ma abbiamo evidenze circa l’efficacia di questi programmi?
Cosa sappiamo sull’efficacia dei programmi di studio all’estero
La maggior parte delle ricerche si sono concentrate su programmi all’estero durante l’istruzione terziaria. I risultati empirici emersi sono molto incoraggianti: queste esperienze sembrano influenzare positivamente i risultati scolastici degli studenti che hanno partecipato ai programmi di studio, indipendentemente dalla loro durata. Inoltre, è emerso come queste esperienze possano avere effetti anche sulle competenze non-cognitive e sui tratti della personalità come: l’apertura verso la diversità; il pensiero creativo; l’impegno; lo sviluppo di abilità comunicative e la sensibilità interculturale.
Tuttavia questa evidenza è meramente correlazionale e, solo in pochi casi, basata su metodi quasi-sperimentali. In Italia gli studi condotti su questo tema sono pochi e relativi a programmi rivolti a studenti universitari. Scarsa è la disponibilità di dati. Specialmente sui programmi rivolti agli studenti della scuola secondaria. Esiste però un’importante eccezione.
La sperimentazione del MOS-4
A nostra conoscenza, l’unica evidenza sperimentale relativa all’efficacia di un programma di studio all’estero condotto in Italia proviene da un lavoro svolto da FBK-IRVAPP che ha valutato un’iniziativa attuata nella provincia di Trento e finanziata da fondi FSE. Il programma, denominato MOS-4, ha offerto nel 2012 la possibilità di trascorrere un’esperienza all’estero a studenti che avevano appena concluso il quarto anno di studi in una scuola secondaria di secondo grado. Il programma prevedeva di prendere parte a quattro settimane di full immersion linguistica presso enti di formazione nel Regno Unito e in Irlanda. Il tutto in modo completamente gratuito per gli studenti e le loro famiglie.
Grazie alla collaborazione di policy makers e ricercatori fin dalle fasi iniziali di disegno del programma è stato possibile effettuare uno studio randomizzato. Sui 307 richiedenti, 200 fortunati beneficiari sono stati selezionati casualmente per partecipare, mentre i rimanenti 107 sono andati a comporre il gruppo di controllo. I dati per la valutazione sono stati raccolti prima e dopo l’intervento su entrambi i gruppi tramite un’indagine ad hoc. In questo modo è stato possibile ottenere informazioni sulle caratteristiche socio-demografiche degli studenti e sulle dimensioni di interesse: tratti di personalità e livello di conoscenza dell’inglese accertato tramite un test standardizzato disegnato appositamente un team di esperti dell’Istituto Universitario per Interpreti e Traduttori di Trento.
I dati hanno mostrato come il programma abbia avuto un effetto positivo sia sull’apprendimento della lingua inglese che su tratti di personalità quali la fiducia nelle proprie capacità; la capacità di adattamento; l’orientamento sociale; la propensione alla comunicazione e la capacità di apertura. L’uso di uno studio randomizzato ha anche consentito di poter rilevare effetti di un programma su piccola scala, rivolto ad un numero relativamente basso di partecipanti.
In conclusione
Seppur con i suoi limiti (programma breve, ristretto numero di partecipanti, scarsa validità esterna), la valutazione del programma MOS-4 ci ha insegnato che i programmi di studio all’estero possono avere effetti positivi.
Ci sono buone premesse, dunque, per sperare che i soldi investiti da Erasmus+ possano essere effettivamente ben spesi. Anche se un programma pilota, magari basato su uno studio randomizzato, non avrebbe guastato.
Loris Vergolini e Nadir Zanini
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I risultati dello studio sono illustrati nei seguenti paper:
De Poli, S., Vergolini, L., & Zanini, N. (2014). L’impatto dei programmi di studio all’estero. Evidenze da un disegno sperimentale. Scuola democratica, (3), 549-576.
De Poli, S., Vergolini, L., & Zanini, N. (2018). The impact of a study abroad programme on learning abilities and personality traits: evidence from a randomization. Applied Economics Letters, 25(8), 562-566.