Non sempre  la randomizzazione dei beneficiari di un determinato programma (trattamento) è eticamente o praticamente fattibile. A fronte di questa impossibilità, l’oggetto della randomizzazione può essere, anziché il trattamento vero e proprio, qualche forma di incoraggiamento a riceverne uno.

La valutazione degli effetti dell’incoraggiamento presenta una notevole complessità di analisi, legata al fatto che, da un lato, non tutti gli incoraggiati riceveranno poi il trattamento e, dall’altro, alcuni non incoraggiati potranno invece riceverlo. Questo tipo di valutazione ha però il pregio di mettere chiaramente a fuoco i diversi percorsi causali che conducono a un incremento del risultato di interesse.

L’esperimento di Firenze
Per mostrare la struttura e il potenziale delle valutazioni degli interventi di incoraggiamento prenderò ad esempio un esperimento sul campo condotto a Firenze nel 2014 con 15 classi selezionate casualmente nei licei scientifici cittadini. L’attrazione dell’utenza dei teenager residenti, nel loro tempo libero, è un importante obiettivo di molti musei e istituzioni culturali. L’Associazione MUS.E, che cura la valorizzazione del patrimonio dei Musei Civici Fiorentini, e l’Istituto Regionale per la Programmazione Economica della Toscana, avvalendosi anche della collaborazione di esperti dell’Università di Firenze e di università statunitensi, hanno progettato e condotto uno studio in cui, ad un sottoinsieme di classi scelto a caso, i musei venivano presentati non come santuari dell’alta cultura, bensì come luoghi interessanti, intriganti  e divertenti, mentre ad un altro sottoinsieme non veniva effettuata una presentazione di questo tipo.  

L’opzione di effettuare visite “promozionali”, appositamente studiate, presso le classi del territorio è praticabile per diversi musei, specie se dotati di un servizio educational. Inoltre, in tutti i casi si offriva agli studenti anche una visita al Museo di Palazzo Vecchio da effettuare nel tempo libero – il trattamento vero e proprio – con l’idea che questa prima esperienza avrebbe potuto portarne altre successivamente. A distanza di diversi mesi, tutte le classi venivano rivisitate con lo scopo di raccogliere informazioni sul numero di musei spontaneamente visitati nel frattempo. Oltre che attraverso i canali dell’incoraggiamento e dell’esperienza diretta, la crescita della fruizione spontanea individuale poteva passare, indirettamente, per il tramite di spillover provenienti da compagni di classe.

Cosa fa aumentare il numero di visite ai musei?
Tre studi hanno esaminato i risultati dell’esperimento fiorentino,  ciascuno sfruttando  potenzialità diverse di questo peculiare disegno valutativo. Essi hanno mostrato che l’aumento delle visite spontanee successive è principalmente indotto dagli interventi motivazionali condotti in classe. Invece, il ruolo giocato dall’esperienza di visita propria, o dei compagni, è nel complesso trascurabile. Pertanto, andare a trovare gli studenti per stimolarne la motivazione attraverso un linguaggio appropriato si configura per i musei come una strategia particolarmente promettente.

Marco Mariani

Per saperne di più:

Lattarulo, P., Mariani, M., & Razzolini, L. (2017). Nudging museums attendance: A field experiment with high school teens. Journal of Cultural Economics, 41(3), 259-277.

Noirjean, S., Mariani, M., Mattei, A., & Mealli, F. (2020). Exploiting network information to disentangle spillover effects in a field experiment on teens’ museum attendance. arXiv preprint arXiv:2011.11023.

Forastiere, L., Lattarulo, P., Mariani, M., Mealli, F., & Razzolini, L. (2021). Exploring encouragement, treatment, and spillover effects using principal stratification, with application to a field experiment on teens’ museum attendance. Journal of Business & Economic Statistics, 39(1), 244-258.