L’educazione al risparmio ricopre un ruolo centrale nei programmi di educazione economica e finanziaria. Il risparmio, nelle sue diverse forme, è lo strumento principale attraverso cui le persone possono adottare nel tempo un profilo di consumo regolare (fare smoothing del consumo), nonostante la (possibile) variazione nel tempo dei loro redditi. Educare al risparmio significa di fatto educare alla pazienza e alla lungimiranza, caratteristiche positivamente correlate anche alle performance scolastiche e lavorative. Ma qual è l’età giusta per farlo? E qual è il linguaggio/frame più efficace?

Per iniziare a rispondere a queste domande sono stati condotti due studi randomizzati, realizzati in continuità l’uno con l’altro tra il 2014 e il 2016, approfittando di un’iniziativa di educazione al risparmio del Museo del Risparmio di Torino rivolta agli studenti e alle studentesse di terza e quarta delle scuole elementari. Al primo esperimento hanno partecipato 173 persone, al secondo 251.

I bambini e le bambine hanno ricevuto l’invito a partecipare ad un laboratorio che, attraverso esempi pratici, li aiutasse a definire alcuni obiettivi di acquisto e a redigere un conseguente piano di risparmio per accumulare il denaro sufficiente a realizzarlo. Attraverso una randomizzazione i partecipanti sono stati divisi in due gruppi: un gruppo sperimentale (due terzi del campione), che ha preso immediatamente parte all’iniziativa, e un gruppo di controllo (un terzo del campione), per il quale la partecipazione è stata posticipata.

Il loro livello di pazienza (inteso come il “saper attendere” per arrivare a conseguire un premio) e la coerenza delle loro scelte intertemporali (intesa come “il mostrare di saper attendere più a lungo quando il premio diventa più alto”) sono stati elicitati attraverso un semplice test-gioco. In particolare, il gruppo sperimentale ha fatto un primo test-gioco una settimana prima di partecipare al laboratorio e poi, una seconda volta, immediatamente dopo la fine dello stesso. Il gruppo di controllo ha partecipato ai test-gioco negli stessi tempi e modi del gruppo sperimentale, ma ha preso parte al laboratorio solamente dopo aver effettuato il secondo test-gioco. In questo modo nessuno è stato escluso dal trattamento, ma per i bambini e per le bambine appartenenti al gruppo di controllo, il trattamento è stato posticipato ad un momento successivo ai due momenti di valutazione del livello di pazienza.

I risultati del primo esperimento sono riportati in Coda Moscarola e Migheli (2017). Nel complesso si è trovata evidenza di un modesto effetto del laboratorio sull’impazienza, ma di un più importante effetto di apprendimento derivante dalla ripetizione del test-gioco prima e dopo la partecipazione all’iniziativa. I bambini inoltre risultano imparare di più delle bambine. L’iniziativa fa crescere sia la pazienza, sia la coerenza (intertemporale) nelle risposte degli studenti, ma non delle studentesse.

L’esistenza di questo gender-gap ha indotto a svolgere un secondo esperimento che ne provasse ad indagare meglio le origini. In questo caso l’esperimento ha cercato di comprendere se il gender-gap osservato non dipenda dai frame-concettuali normalmente utilizzati per trasmettere i concetti economici e finanziari che, attingendo a domini tipicamente maschili, non riescono a catturare come dovrebbero l’attenzione del mondo femminile.  Lo studio contribuisce così alla più generale ricerca delle determinanti della comprovata minore socializzazione delle ragazze verso le materie economiche e finanziarie. In questo secondo lavoro, Boggio, Coda Moscarola e Gallice (2020) hanno ripetuto l’analisi precedente, declinando però il gioco-test in modo da elicitare la propensione al risparmio in tre modi diversi. Il primo frame enfatizza la competitività e le abilità fisiche, attingendo agli stereotipi maschili. Il secondo si focalizza sulla cooperazione e l’empatia, che sono invece stereotipi legati al mondo femminile. Il terzo evita qualsiasi connotazione di genere. Nel complesso lo studio mostra come l’adozione di frame gender-specifici accresca il numero di risposte coerenti fornito dalle ragazze, ma non dei ragazzi.

Dal momento che l’attitudine generale verso i temi finanziari si forma già a partire dall’infanzia, i due esperimenti portano un primo contributo interessante, seppur non conclusivo, alla discussione sulle politiche educative in tema di risparmio. Confermano l’efficacia di breve periodo degli interventi extracurriculari sul tema del risparmio rivolti ai bambini e suggeriscono che differenziarli in base al genere – non nei contenuti, ma nel linguaggio/frame utilizzato per spiegarli – possa accrescerne l’impatto.

Flavia Coda Moscarola

Riferimenti bibliografici

Coda Moscarola F e M. Migheli, Gender Differences in Financial Education: Evidence from Primary School, 2017, De Economist, vol.165, pp.321–347

Boggio C., F. Coda Moscarola, A. Gallice, What is Good for the Goose is Good for the Gander? How gender-specific conceptual frames affect financial participation and decision-making, Economics of Education Review, 2020, vol. 75(C)