Quest’anno il premio Nobel per l’Economia è stato assegnato a tre studiosi impegnati nella valutazione dell’efficacia delle politiche pubbliche. Si tratta di David Card (1956), che insegna all’Università di Berkeley, Joshua D. Angrist (1960), professore al Massachusetts Institute of Technology, Cambridge, e Guido Imbens (1963), professore a Stanford. Sono stati premiati per i loro lavori pionieristici sugli esperimenti naturali. A questo tema avevamo dedicato nel marzo di quest’anno un post.

A distanza di solo due anni dal premio assegnato a Banerjee, Duflo e Kremer, vengono dunque premiati altri tre economisti che hanno dedicato la loro carriera a misurare gli effetti degli interventi pubblici e ad indagare l’esistenza di relazioni causali tra fenomeni sociali. Riportiamo di seguito un estratto dall’articolo divulgativo che ha accompagnato l’assegnazione del premio.

“Se vogliamo prendere buone decisioni, dobbiamo comprendere le conseguenze delle nostre scelte. Questo si applica tanto ai singoli cittadini quanto ai decisori politici. I giovani che scelgono un certo percorso di studi, vogliono sapere come questa scelta influenzerà il loro reddito futuro. I politici che stanno considerando una serie di riforme vogliono sapere come queste possono incidere, ad esempio, sull’occupazione o sulla distribuzione del reddito. Rispondere a domande sulle relazioni di causa ed effetto non è però così facile, perché non possiamo sapere con certezza che cosa sarebbe successo se avessimo fatto una scelta diversa.

Un modo per stabilire l’esistenza e l’entità di nessi causali consiste nel condurre esperimenti randomizzati, nei quali i ricercatori allocano individui a gruppi di trattamento o di controllo mediante un’estrazione a sorte. Questo metodo viene utilizzato, tra le altre cose, per studiare l’efficacia di nuovi farmaci, ma si rivela talvolta non adatto per indagare importanti questioni sociali. Ad esempio, non possiamo condurre un esperimento randomizzato, determinando per sorteggio chi può frequentare la scuola secondaria superiore e chi no.

I vincitori del premio Nobel di quest’anno hanno dimostrato che, nonostante l’impossibilità di condurre studi randomizzati per analizzare alcune questioni, è comunque possibile dare una risposte a molte delle grandi domande sulla società, percorrendo altre strade. La loro soluzione è sfruttare l’esistenza di esperimenti naturali, situazioni cioè che sorgono nella vita reale e che assomigliano a esperimenti randomizzati. Questi esperimenti naturali possono essere dovuti a variazioni nell’erogazione del trattamento di natura casuale, all’adozione di norme diverse su territori limitrofi oppure a repentini cambiamenti nelle politiche realizzate. Nel suo lavoro pionieristico dei primi anni Novanta, David Card ha analizzato alcune questioni centrali nell’economia del lavoro – come gli effetti dell’introduzione del salario minimo, dell’immigrazione o dell’istruzione – utilizzando questo approccio1. I risultati di questi studi sono andati contro ad alcune convinzioni radicate e hanno stimolato nuove ricerche, alle quali Card ha continuato a dare importanti contributi. Grazie a questi studi abbiamo oggi una comprensione assai migliore di come funziona il mercato del lavoro rispetto a quella che avevamo 30 anni fa.

Gli esperimenti naturali differiscono dagli studi randomizzati in un modo importante. Nell’esperimento randomizzato il ricercatore ha il completo controllo sul processo di selezione, in base al quale si decide chi viene sottoposto ad un intervento (ed entra nel gruppo sperimentale) e chi ne resta fuori (il gruppo di controllo). Nell’esperimento naturale il ricercatore ha accesso ai dati di soggetti sottoposti all’intervento e a quelli di soggetti esclusi, ma non ha un controllo diretto sul processo di selezione. Questo rende assai più difficile interpretare i risultati di un esperimento naturale. In uno studio innovativo del 1994 Joshua Angrist e Guido Imbens hanno mostrato quali conclusioni sulla causalità si possono trarre da situazioni nelle quali le persone non possono essere forzate a partecipare al programma oggetto di studio (né può essere loro vietato di entrarvi). Il modello di analisi che hanno costruito ha cambiato radicalmente il modo in cui i ricercatori affrontano domande empiriche sull’efficacia degli interventi pubblici, usando dati prodotti sia negli esperimenti naturali sia negli esperimenti randomizzati condotti sul campo.”

Marco Sisti

1 E’ doveroso qui ricordare un altro studioso che, insieme a David Card, ha condotto i primi studi pionieristici sul salario minimo e il funzionamento del mercato del lavoro. Si tratta di Alan Krueger, ex consigliere economico del Presidente Obama, scomparso nel 2019 a soli 58 anni.

Tra gli articoli usciti in questi giorni sull’assegnazione del premio Nobel a David Card, Joshua Angrist e Guido Imbens si segnalano i seguenti.
Nobel per l’Economia 2021 a David Card, Joshua Angrist e Guido Imbens di Giuliana Ferraino
Angrist, Card e Imbens, un Nobel oltre gli stereotipi di Tito Boeri e Paolo Pinotti
Lavoro, perché serve il salario minimo di Tito Boeri e Roberto Perotti