A gennaio il Ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale, Vittorio Colao, il Ministro dell’economia e delle finanze, Daniele Franco, e il presidente di Acri, Francesco Profumo, hanno siglato un protocollo d’intesa che definisce le modalità d’intervento del Fondo per la Repubblica Digitale. Come recita il protocollo, questo nuovo Fondo è esclusivamente destinato al finanziamento di progetti rivolti alla formazione e all’inclusione digitale. La finalità è accrescere le competenze digitali delle cittadine e dei cittadini italiani, migliorando così il posizionamento del nostro Paese sulla graduatoria stilata in base al Digital Economy and Society Index (DESI) della Commissione Europea.
Il nostro ritardo sul digitale
A questo proposito vale la pena ricordare che l’Italia, nonostante le buone performance degli ultimi tempi, continua a mostrare un discreto ritardo rispetto agli altri Paesi europei. Nel 2020 l’Italia era 25esima, al terz’ultimo posto nella graduatoria europea. I dati più recenti, appena pubblicati, ci collocano ad un più rassicurante 18esimo posto, grazie ai passi avanti fatti in tema di connettività e integrazione delle tecnologie. Restiamo però ancora molto indietro per quanto riguarda i servizi pubblici digitali e le competenze della cittadinanza.
Questo spiega la finalizzazione del Fondo che, nel quinquennio 2022-26, si propone di finanziare, in tutto il territorio nazionale, numerosi progetti di formazione e di incentivo all’uso consapevole di nuove tecnologie digitali. I progetti saranno selezionati tramite bandi, a cui potranno partecipare soggetti pubblici, privati senza scopo di lucro e soggetti del Terzo settore, da soli o in partnership. Il Fondo sarà alimentato dai versamenti effettuati dalle Fondazioni, per un importo complessivo previsto di 350 milioni di euro.
Toh, si parla anche di valutazione controfattuale!
L’articolo 6 del protocollo d’intesa è dedicato alle attività di monitoraggio e valutazione, con un passaggio che ha immediatamente attratto la nostra attenzione. Per valutare i risultati raggiunti dai progetti finanziati dal Fondo saranno “utilizzati metodi incentrati sull’approccio controfattuale, facendo
ricorso ai più avanzati strumenti e metodi offerti dalla letteratura scientifica in materia di valutazione di impatto delle politiche. Le valutazioni quantitative dell’impatto dei progetti includono anche analisi sull’efficienza delle politiche, ovvero analisi costi-benefici volte a stimare il rapporto tra obiettivi conseguiti e risorse investite per ciascun progetto valutato. A supporto dell’approccio quantitativo può farsi ricorso a metodi di natura qualitativa, in modo da tenere conto degli aspetti più specificatamente legati al processo di sviluppo di progetti e ad elementi difficilmente rilevabili attraverso la raccolta dati esclusivamente di
tipo quantitativo.” Insomma si tratta davvero di una bella sfida e sembra proprio che questa volta si faccia sul serio.
Il laboratorio di valutazione
A conferma di questa impressione, vi sono le dichiarazioni dei sottoscrittori del protocollo: “Per raggiungere gli obiettivi in termini occupazionali, il Fondo deve poter finanziare progetti sperimentali, identificare i migliori modelli formativi e reinvestire solo in quelli a maggior impatto. A tal fine, il Fondo mette al centro la valutazione d’efficacia, gestita da un Comitato scientifico indipendente con il supporto del Soggetto attuatore, espressione delle Fondazioni. Il Comitato scientifico costituirà anche un Evaluation Lab, composto da giovani talenti universitari italiani: una prima vera e propria scuola di valutazione per le politiche pubbliche”.
Il Comitato scientifico è già stato costituito e in questi giorni è aperto il bando per presentare la candidatura ai primi profili professionali che andranno a comporre l’Evaluation Lab.
Quale spazio sarà dedicato agli esperimenti?
Il nostro auspicio è che nelle attività di questa nuova struttura vi sia uno spazio (non marginale) dedicato alla conduzione di studi randomizzati di politiche e programmi pubblici. Troppo spesso in passato iniziative istituzionali di questo tipo, per quanto meritorie nelle intenzioni, si sono rivelate dei buchi nell’acqua. Con tanta retorica, altrettanta burocrazia, un bel po’ di confusione metodologica e pochissima evidenza prodotta sull’efficacia degli interventi. Che i tempi siano cambiati? La sensazione è positiva. Nei prossimi mesi seguiremo le attività del Fondo sul fronte della valutazione al duplice fine di informare i nostri lettori su ciò che si sta facendo e di stimolare un dibattito su quel che si potrebbe fare di più e di meglio. Restiamo in contatto!