Venerdì 23 settembre, nell’ambito della Scuola di Formazione Specialistica “Valutazione dell’impatto delle politiche pubbliche” organizzata dal Centro Rossi-Doria, si terrà la lezione del prof. Luigi Guiso dal titolo “PNRR e Valutazione”. Sede dell’incontro sarà la Scuola di Economia e Studi Aziendali (Aula n. 10), in via Silvio D’amico n. 77. La lezione inizierà alle14 e sarà trasmessa anche in diretta streaming.
Il prof. Luigi Guiso è componente, in qualità di esperto, della segreteria tecnica incaricata di seguire i lavori del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. L’incontro è dunque un’occasione importante per capire quale spazio venga realmente dato alla valutazione d’impatto delle politiche pubbliche nell’attuazione del PNRR e in che modo le varie amministrazioni coinvolte si stiano concretamente attrezzando per verificare l’efficacia degli interventi realizzati.
In vista di questo appuntamento abbiamo riletto il PNRR, cercando nel testo i vari riferimenti alla valutazione.
I riferimenti alla valutazione all’interno del PNRR
In effetti nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza il termine valutazione ricorre piuttosto spesso. Se abbiamo contato bene, compare 62 volte in circa 270 pagine di documento.
Naturalmente il termine viene impiegato in diversi punti del testo con significati del tutto differenti; a volte si evoca la valutazione in modo generico, altre volte si fa riferimento specifico alla valutazione della performance organizzativa, altre volte ancora ai sistemi di valutazione operanti nel mondo della scuola.
Restringiamo allora il campo della nostra ricerca all’espressione “valutazione d’impatto”: è presente ben 12 volte. D’altra parte, alla valutazione dell’impatto macroeconomico del PNRR è dedicata la quarta sezione del documento, che descrive le ricadute attese dalle misure finanziate dal PNRR sulle principali variabili economiche (PIL, consumi privati, investimenti, esportazioni e importazioni). É qui che l’espressione ricorre più spesso.
In altre parti del documento l’espressione è utilizzata per fare riferimento, in modo inequivocabile, alla valutazione d’impatto ambientale.
E la valutazione d’impatto delle politiche?
Meno espliciti e diretti sono i riferimenti alla valutazione d’impatto delle politiche, almeno nell’accezione adottata dal nostro blog. Tanto da far temere che essi siano del tutto assenti.
Per dissolvere tali timori abbiamo cercato altre parole chiave dal significato più chiaro e puntuale. I risultati non sono stati incoraggianti. Il termine “controfattuale” non compare in tutto il documento. Così come non compare l’espressione “studi randomizzati”. O la parola “esperimenti”. O altri termini attribuibili senza incertezze all’analisi controfattuale.
Qualche allusione ai temi di nostro interesse può forse essere rintracciata nel capitolo dedicato alle riforme abilitanti, nel paragrafo intitolato “Miglioramento dell’efficacia e della qualità della regolazione”. In un passaggio si dichiara che “assumono rilievo prioritario misure relative (1) “…all’analisi e alla verifica di impatto della regolazione, con particolare riferimento all’efficacia delle iniziative normative e agli effetti sui destinatari..”; (2) “…al monitoraggio e alla valutazione delle iniziative di sperimentazione normativa“; (3) “ad applicare, in via sperimentale e progressiva, i risultati provenienti dalle scienze cognitive e dalla economia comportamentale applicata alla regolazione” (pp. 68 e 69).
Sempre nello stesso capitolo, qualche pagina più avanti, nel paragrafo intitolato “Rafforzare le misure di revisione e valutazione della spesa”, si prevede di “rafforzare il ruolo del Ministero dell’economia e delle finanze, anche attraverso il rafforzamento delle strutture esistenti e l’implementazione di nuove strutture appositamente dedicate..: (i) nella valutazione ex-ante delle proposte; (ii) nel monitoraggio della loro effettiva implementazione; (iii) nella valutazione ex-post dei risultati effettivamente conseguiti.
L’obiettivo è di rendere maggiormente effettive le proposte di revisione/riprogrammazione della spesa nella direzione di conseguire maggiore efficienza della spesa ed efficacia delle politiche pubbliche“. (pag. 75).
I dubbi che rimangono
La lettura di questi passaggi non consente di chiarire alcuni nostri dubbi.
In primo luogo, sul fatto che queste indicazioni rappresentino sostanziali novità sul fronte della valutazione. Certamente non lo sono dal punto di vista normativo. Di analisi e verifica di impatto della regolazione – dell’AIR e della VIR, per chi è affezionato agli acronimi – si parla (e si legifera) fin dal lontano 1999. Di revisione della spesa – di spending review, per chi è affezionato all’inglese – si parla con insistenza da almeno 10 anni (soprattutto in occasione della nomina di un nuovo commissario deputato a seguirne la realizzazione).
In secondo luogo, sul fatto che queste indicazioni vogliano davvero favorire l’adozione sistematica, da parte della pubblica amministrazione, di istituti e strumenti utili alla valutazione controfattuale degli effetti delle politiche. O, in modo ancora più specifico, alla sperimentazione controllata di interventi pubblici. Eventualmente legandoli ad altri contesti valutativi, strutturati da tempo nelle amministrazioni centrali.
Se quello era l’intento, si poteva (e forse si doveva) essere più decisi e netti nella proposta.
La lezione del 23 settembre, organizzata dal Centro Rossi-Doria, offrirà certamente molte informazioni di prima mano sull’attuazione del PNRR che ci aiuteranno a far luce su questi dubbi e a sapere cosa sta bollendo in pentola. La speranza è che, una volta tanto, le pratiche di lavoro adottate dalle amministrazioni si rivelino più avanzate e più concrete di quanto si intuisce leggendo norme e atti d’indirizzo.