Alla fine di agosto di quest’anno il Parlamento spagnolo ha approvato la Ley de la Ciencia, la Tecnología y la Innovación. Si tratta di una riforma molto ampia che interviene sul sistema di finanziamento della ricerca scientifica e tecnica. Lo scopo della legge, entrata in vigore il 7 settembre, è “promuovere la produzione, la diffusione e il trasferimento di conoscenza per risolvere i problemi fondamentali della società”.
L’attenzione della nuova legge alla sperimentazione delle politiche
Un passaggio della legge spagnola è dedicato alla sperimentazione delle politiche pubbliche. L’articolo 2 pone tra gli obiettivi generali di questa legge, al punto f, quello di “promuovere l’innovazione pubblica, intesa come … capacità di sperimentare politiche pubbliche, di progettare nuovi interventi basati su evidenza scientifica, di produrre norme e regolamenti sulla base dell’impatto prodotto dalle innovazioni introdotte, di sviluppare banchi di prova (delle politiche)…”.
Non è il solo passaggio normativo, presente nella legge, dedicato alla sperimentazione.
L’articolo 33 raccomanda alle pubbliche amministrazioni che finanziano la ricerca e l’innovazione l’adozione di misure tese alla creazione di spazi di sperimentazione e di disseminazione dei risultati degli studi sperimentali condotti. L’articolo 36 prescrive che le pubbliche amministrazioni, impegnate nell’acquisto di beni e servizi per la realizzazione degli interventi, promuovano “la sperimentazione nel disegno delle politiche pubbliche”.
Più in generale, sono diversi gli articoli della nuova legge che fanno riferimento alla necessità di utilizzare l’evidenza scientifica nel disegno e nell’attuazione delle politiche pubbliche. Come avviene all’articolo 35bis, dedicato alla valorizzazione e al trasferimento della conoscenza.
Vedremo se queste nuove norme porteranno qualche frutto concreto e se daranno vita a sperimentazioni importanti. Molto dipenderà da quante risorse saranno investite per la realizzazione di studi randomizzati e dalla scelta di creare, o meno, strutture tecniche che aiutino le amministrazioni nel disegno e nell’organizzazione di tali studi.
Il cammino della Spagna verso la sperimentazione delle politiche
Il varo di questa riforma avviene dopo circa dieci anni di lavoro condotto in Spagna intorno al tema della sperimentazione controllata di interventi pubblici.
Per avere un’idea del percorso compiuto su questo fronte si consiglia la lettura del volume “La Experimentación en las políticas públicas” pubblicato solo qualche settimana fa e nato dalla collaborazione tra la Fondazione COTEC e Red2Red. (L’immagine di questo post è un’elaborazione della copertina del volume).
Il rapporto descrive l’evoluzione, in Spagna e in altri Paesi, dell’impiego di studi randomizzati per valutare gli effetti delle politiche. Nel far questo gli autori presentano diverse esperienze di lavoro. Molti dei casi descritti si riferiscono a studi randomizzati condotti negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e in alcuni Paesi dell’America Latina e dell’Asia. Il rapporto però contiene anche una sezione dedicata agli studi condotti negli ultimi anni in Spagna come il progetto Èxit Estiu, realizzato nel 2015/2016 dal Consorcio de Educación de Barcelona. O come il Proyecto DIHnamic, tutt’ora in corso di svolgimento e realizzato nella regione di Castilla y León, grazie all’iniziativa dell’Instituto de Competitividad Empresarial.
Il caso più recente presentato nel documento fa riferimento ai progetti pilota promossi dal Ministerio de Inclusión, Seguridad Social y Migraciones in relazione all’ingreso mínimo vital (qualcosa di simile al nostro reddito di cittadinanza). Gli esperimenti sull’ingreso mínimo sono seguiti da due importanti centri di ricerca: il Centro de Estudios Monetarios y Financieros (CEMFI) e J-PAL.
Il volume include anche un elenco di raccomandazioni utili a promuovere lo sviluppo di questo tipo di attività nelle istituzioni spagnole. Tali indicazioni nascono da un’analisi del quadro normativo spagnolo e dall’esame di alcune esperienze fin qui maturate da alcune amministrazioni locali. Tra tutte le esperienze esaminate spicca il caso della Catalogna e della sua agenzia di valutazione delle politiche pubbliche Ivàlua.
Il confronto con l’Italia
Insieme alla Francia, già oggetto di un nostro post, anche la Spagna sta dunque compiendo notevoli passi avanti verso l’introduzione della sperimentazione controllata come strumento abituale di lavoro nella programmazione e nella verifica dell’efficacia delle politiche pubbliche.
E in Italia cosa accade? La situazione in Italia non è molto distante da quella di altri Paesi europei in termini di competenze esistenti nel mondo della ricerca accademica e di prime esperienze realizzate. Forse gli esperimenti condotti in Italia sono addirittura più numerosi di quelli realizzati altrove. Si veda il caso delle politiche per l’istruzione.
Ciò che però ancora manca nel nostro Paese è un solido processo di istituzionalizzazione che aiuti, anche a livello normativo, la produzione di evidenza empirica e ne faciliti l’utilizzo a livello decisionale. Nessun governo nazionale ha compiuto una scelta decisa in questa direzione, come è accaduto in altre realtà. Si tratta insomma di far uscire la sperimentazione controllata dallo stato di rarissima eccezione, che trova compimento tra mille ostacoli grazie alla caparbietà di qualche mente illuminata, per farla entrare nello “stato normale delle cose”. Nel novero delle azioni che si devono necessariamente fare per assicurare un po’ di buon governo e una corretta gestione delle risorse pubbliche. Su questo punto le amministrazioni italiane devono ancora crescere molto.