Nel 1952 uscì un film, “L’ultima minaccia” (Deadline), che sarebbe passato alla storia per la sua battuta finale. “E’ la stampa, bellezza! E tu non ci puoi far niente”.

A pronunciare questa battuta è il direttore di un giornale, interpretato da Humphrey Bogart, che si oppone al tentativo di censura di un boss della malavita (di origine italiana). Humphrey scandisce queste parole con la sua aria eternamente imbronciata, mentre il baccano delle rotative del giornale sovrasta la sua voce. Da allora questa frase è entrata nell’uso comune. A volte, in modo positivo, per evocare la forza del giornalismo che, in un sistema democratico, svolge una funzione di vigilanza sugli altri poteri che governano la società. Altre volte, in senso deteriore, per dare atto, con rassegnazione e disincanto, che il giornalismo è alla costante ricerca di notizie sensazionali che scuotano l’animo del lettore, a scapito di riflessioni capaci di scavare più in profondità.

In effetti è sotto gli occhi di tutti come lo scoop, il gossip, lo scandalo e persino i battibecchi più gratuiti siano molto spesso al centro di notiziari, quotidiani e talk show televisivi, con gli immancabili rilanci su tutti i social network. Ormai ci abbiamo fatto l’abitudine. Ma è davvero questa l’unica stampa possibile?

Questa domanda tocca da vicino i temi di cui si occupa Studi Randomizzati, quando concentriamo l’attenzione sul modo in cui i media raccontano le politiche pubbliche. Quanto spazio viene dato all’evidenza prodotta sull’efficacia delle politiche? Riteniamo questo spazio sufficiente? Si potrebbe fare qualcosa di più e di meglio?

L’attenzione dei media alle politiche pubbliche
Qualche anno fa, nel 2015, è stato pubblicato un libro dal titolo “I media e le politiche. Come i giornali raccontano le scelte pubbliche che riguardano la vita dei cittadini”, a cura di Luigi Bobbio e Franca Roncarolo. Il libro tenta di rispondere alla seguente domanda: un cittadino che desideri tenersi informato attraverso i media è in grado di capire la natura delle controversie che si sviluppano sul merito delle scelte pubbliche e di rendersi conto se le politiche messe in campo hanno funzionato oppure no? Per capirlo il gruppo di ricerca guidato da Bobbio e Roncarolo ha condotto un’indagine comparata sui principali quotidiani italiani, francesi e spagnoli, cinque per Paese, rappresentanti di un modello di giornalismo mediterraneo.

Rimandiamo al lettore l’approfondimento dei risultati della ricerca che, sebbene risalga a quasi dieci anni fa, conserva ancora oggi tutta la sua attualità. In estrema sintesi, ciò che emerge sono alcune forti differenze sulla natura delle notizie pubblicate in questi tre Paesi. Come si legge sulla quarta di copertina: “I giornali italiani parlano delle politiche in modo meno ampio, meno pluralistico e meno argomentato dei giornali francesi e perlopiù si limitano, a differenza dei giornali spagnoli, a riferire le posizioni del mondo politico nazionale. In Italia l’attenzione esorbitante per le dinamiche interne alla sfera politica (schieramenti, alleanze, conflitti inter e intra-partitici) tende a soffocare l’informazione sul merito delle politiche e a dare poco spazio agli argomenti che sostengono o contrastano le proposte in discussione”.

Se confrontassimo poi il giornalismo italiano con quello anglosassone, le differenze sarebbero probabilmente ancora più marcate e il divario da colmare in termini di attenzione alle politiche ancora più profondo.

Proprio negli Stati Uniti, da qualche anno, ha preso il via un’iniziativa che pone al centro l’idea che il giornalismo possa giocare un diverso ruolo nel ricercare e promuovere soluzioni efficaci a problemi collettivi. Il nome di questa iniziativa è Solutions Journalism Network.

Solutions Journalism Network
Recentemente, sul sito web di Mathematica, un importante istituto di ricerca statunitense che si occupa di produrre dati e nuove evidenze su politiche e problemi sociali, è stata pubblicata una videointervista alla giornalista Tina Rosenberg, vincitrice di un premio Pulitzer per la saggistica. L’oggetto dell’intervista è appunto il ruolo del giornalismo nel racconto delle politiche pubbliche.

In particolare Rosenberg descrive l’esperienza di Solutions Journalism Network, un’associazione non profit fondata nel 2013, che promuove un diverso approccio al racconto delle politiche pubbliche. Il network sfida i giornalisti di tutto il mondo a cercare studi e solide evidenze, in grado di mostrare con chiarezza se e in che misura l’intervento di cui si stanno occupando sia efficace.

La novità principale di questo approccio consiste nel focalizzare lo sguardo non tanto sui problemi che caratterizzano la nostra società, quanto sulle soluzioni messe in campo. L’idea è documentare in modo puntuale e costruttivo come le istituzioni (e le persone) stanno cercando di affrontare fenomeni sociali complessi e cosa si può imparare tanto dai loro successi quanto dai loro fallimenti.

Una fonte di evidenza poco sfruttata
Una fonte importante di evidenza sull’efficacia delle politiche sono gli esperimenti randomizzati condotti ormai, con una certa sistematicità, in molti Paesi. Molto raramente però le evidenze generate da studi di questo tipo diventano oggetto di un attento racconto giornalistico e alimentano con costanza il dibattito pubblico. Nonostante vi siano diversi luoghi sul web, in cui è possibile documentarsi a basso costo sugli esiti di centinaia di studi – un esempio molto famoso a livello internazionale è J-PAL, un altro, molto più in piccolo, è il caso italiano di IPSEE – l’attenzione da parte dei media sui risultati delle valutazioni sperimentali (e più in generale delle valutazioni controfattuali) resta piuttosto bassa e molto di nicchia. Soprattutto nel nostro Paese.

Le cose potrebbero cambiare se anche in Italia prendesse piede, nei nostri media, un’iniziativa simile a quella di Solutions Journalism Network. Noi di Studi Randomizzati crediamo che sia una direzione di lavoro sulla quale convenga impegnarsi seriamente; continueremo quindi a parlarne nei prossimi post. Se sei interessato al tema, resta in contatto, segnalaci esperienze da esplorare e proponi qualche possibile approfondimento, utilizzando questo canale!

Marco Sisti