L’introduzione dell’intelligenza artificiale (AI) nei contesti organizzativi è spesso accompagnata da aspettative molto elevate o, al contrario, da grandi timori. Ma cosa accade quando l’AI entra in processi lavorativi reali che richiedono creatività e collaborazione tra professionalità differenti? In che misura questo strumento è davvero d’aiuto?
Un recente studio randomizzato condotto con il coinvolgimento di 776 dipendenti di Procter & Gamble fornisce un esempio concreto di come la sperimentazione sul campo possa offrire risposte fondate a queste domande. Lo studio si è concentrato su un aspetto specifico: il contributo dell’AI generativa allo sviluppo di nuovi prodotti, un’attività che solitamente richiede l’interazione tra figure con competenze diverse, come gli addetti al settore della ricerca e sviluppo (R&D) e quelli del settore commerciale.
Nelle grandi aziende l’innovazione parte da “semi” di idee che devono essere di alta qualità per fiorire. Spesso però i problemi di coordinamento tra i settori e le differenze culturali esistenti tra le varie anime dell’azienda impediscono a questi semi di germogliare. L’esperimento è stato pensato proprio per capire se, e in che misura, un “compagno di squadra cibernetico” possa aiutare a superare questi ostacoli.
Un esperimento con quattro gruppi diversi
I ricercatori hanno organizzato un workshop virtuale di un giorno e i partecipanti sono stati assegnati, mediante sorteggio, a quattro gruppi. A tutti è stato dato l’obiettivo di sviluppare nuove idee per la realizzazione di prodotti e per l’individuazione di soluzioni utili a migliorare il funzionamento delle loro unità organizzative.
Il primo gruppo era composto da singoli individui che hanno lavorato senza l’aiuto dell’intelligenza artificiale. Un secondo gruppo era composto da coppie formate da un esperto in ricerca e sviluppo e da un operatore commerciale, anch’essi senza l’aiuto di strumenti AI. Il terzo gruppo era composto da singoli individui che hanno lavorato con l’AI e il quarto gruppo, esattamente come il secondo, da coppie di persone provenienti da settori diversi, che però hanno avuto a disposizione l’AI. Tutti i componenti di questi ultimi due gruppi hanno ricevuto una formazione specifica su come interagire al meglio con lo strumento.
L’obiettivo era confrontare la qualità del lavoro, la capacità di integrare diverse competenze e persino le risposte emotive dei partecipanti osservate nei quattro gruppi.
L’AI potenzia il lavoro individuale e rende più efficace il lavoro di squadra.
I risultati dello studio sono stati sorprendenti. Il primo risultato riguarda la performance lavorativa. I ricercatori hanno scoperto che un singolo professionista che lavora con l’AI produce soluzioni di qualità paragonabile a quelle di un team di due persone senza AI. Inoltre, l’introduzione dell’AI ha permesso di ridurre significativamente il tempo di lavoro (fino al 16% in meno per gli individui con AI), producendo al contempo output più lunghi e completi. I team che hanno lavorato insieme all’AI hanno avuto le performance migliori in assoluto, dimostrando che la combinazione tra persone e AI genera un evidente valore aggiunto.
Un secondo risultato emerso dallo studio è la capacità dell’AI di abbattere i “silos” di competenza. Nelle aziende, gli esperti di ricerca e sviluppo tendono a pensare in termini tecnici, mentre i professionisti commerciali si concentrano sul mercato. Nei gruppo senza AI, queste differenze sono emerse con chiarezza. Con l’aiuto dell’AI, sia i tecnici che i commerciali hanno invece prodotto idee più equilibrate, che integrano i punti di vista di entrambe le professionalità. L’AI ha agito come un vero e proprio mediatore di conoscenza, permettendo a tutti di pensare in modo più aperto alla ricerca di di soluzioni condivise. Ancora più sorprendente è stato vedere come i dipendenti meno esperti in un determinato campo, grazie all’AI, abbiano raggiunto livelli di performance simili a quelli dei colleghi più esperti. L’AI diventa così una sorta di “coach virtuale”.
Infine, e forse questo è il dato più controintuitivo, l’esperimento ha permesso di valutare l’impatto emotivo dell’AI. Spesso si teme che la tecnologia possa rendere il lavoro più impersonale o frustrante. Questo studio mostra l’esatto contrario: i partecipanti che hanno usato l’AI hanno riportato emozioni significativamente più positive, in termini di entusiasmo ed energia, e minori situazioni di disagio, come ansia e frustrazione. L’interfaccia conversazionale dell’AI generativa sembra creare esperienze lavorative piacevoli, suggerendo che l’AI può persino svolgere una parte del ruolo sociale e motivazionale che tradizionalmente associamo ai colleghi umani.
Il ruolo cruciale degli esperimenti
Un aspetto metodologico importante è che lo studio si basa su una sperimentazione controllata, con randomizzazione e creazione di diversi gruppi di confronto. In un panorama in cui l’adozione tecnologica è spesso guidata da mode, intuizioni non approfondite e scelte impulsive, questo approccio fornisce una base più solida per prendere decisioni sull’organizzazione del lavoro.
Gli autori stessi mettono in guardia contro generalizzazioni affrettate dei risultati dell’esperimento: i partecipanti erano alle prime esperienze con l’AI, i compiti avevano durata limitata, e il contesto – pur realistico – non riproduce tutta la complessità dei processi aziendali. Tuttavia, il valore dello studio sta proprio nel mostrare come si possano progettare e condurre esperimenti in grado di produrre solide evidenze empiriche, che aiutano le organizzazioni a rispondere non solo alla domanda se “l’innovazione introdotta funziona o non funziona?”, ma anche “in quali condizioni?”, “per chi?” e “con quali effetti collaterali?”.
Articolo elaborato dall’Intelligenza artificiale, con l’aiuto di due umani (Samuele Poy e Marco Sisti)
Riferimenti bibliografici
Dell’Acqua, Fabrizio, Charles Ayoubi, Hila Lifshitz, Raffaella Sadun, Ethan Mollick, Lilach Mollick, Yi Han, Jeff Goldman, Hari Nair, Stew Taub, and Karim R. Lakhani. “The Cybernetic Teammate: A Field Experiment on Generative AI Reshaping Teamwork and Expertise.” Harvard Business School Working Paper, No. 25-043, March 2025.
Ethan Mollick, The Cybernetic Teammate, 22 marzo 2025