In Francia il diritto alla sperimentazione è presente nella Costituzione fin dal 2003, all’articolo 37.1: “La legge ed il regolamento possono comportare, per un oggetto ed una durata limitata, delle disposizioni a carattere sperimentale”1.
Da allora molte cose sono accadute sia sul piano normativo – a cominciare dalla modifica costituzionale del 2008 che ha espressamente riconosciuto al Parlamento il compito di valutare le politiche2 – sia su quello più operativo. Ci sembra dunque di grande interesse guardare all’esperienza dei nostri cugini d’oltralpe al fine di cogliere analogie e differenze con la situazione italiana.
A che punto è oggi la sperimentazione delle politiche pubbliche in Francia? L’utilizzo di questo tipo di studi è in aumento presso la pubblica amministrazione? Quali sono i fattori che ne hanno favorito l’evoluzione?
Abbiamo chiesto al prof. Carlo Barone, docente di sociologia dell’educazione a Parigi e direttore del Gruppo di ricerca sulle politiche per l’istruzione del LIEPP (Laboratory for Interdisciplinary Evaluation of Public Policies), di fornirci qualche elemento di riflessione sull’esperienza francese.
Negli ultimi anni la sperimentazione delle politiche è cresciuta in Francia?
“L’impiego di esperimenti randomizzati nel campo delle politiche pubbliche è cresciuto molto rapidamente in Francia nell’ultimo decennio. A differenza dell’Italia, l’impulso viene soprattutto dai decisori politici che esprimono una domanda di valutazione d’impatto in modo sempre più consapevole. Possiamo citare il caso degli esperimenti nel campo dell’istruzione, che è il settore che conosco meglio.”
Cosa è accaduto nel campo delle politiche per l’istruzione?
“Innanzitutto Jean-Michel Blanquer, ministro dell’istruzione nel governo di Édouard Philippe (2017-2020) sotto la Presidenza Macron, si è espresso pubblicamente, in varie occasioni, in favore di un utilizzo sistematico della valutazione d’impatto delle politiche pubbliche. Durante il suo mandato ha preso decisioni di grande rilievo che mostrano come sia possibile passare dalle intenzioni ai fatti. Ad esempio, ha commissionato una valutazione per la sua più importante riforma della scuola, che ha dimezzato la numerosità delle classi nelle scuole elementari dei quartieri svantaggiati.
Inoltre, sempre grazie a questa convinta spinta politica, i maggiori esperti di valutazione sperimentale in campo educativo sono entrati a far parte del principale organo scientifico consultivo del Ministero, le Conseil d’évaluation de l’École.
Infine, attraverso diversi canali, il Ministero ha finanziato numerosi esperimenti randomizzati in ambito scolastico.”
Quali sono state le conseguenze di questa crescente attenzione
alla sperimentazione da parte del governo?
“In effetti, ancora più importanti sono state le ricadute indirette sul contesto di questo posizionamento del Governo. Le associazioni e le fondazioni private che operano nel mondo dell’istruzione contattano sempre più spesso ricercatori accademici per far valutare, tramite esperimenti randomizzati, gli interventi e le riforme che propongono di introdurre. Lo fanno perchè sono consapevoli che questo aumenta la credibilità delle loro proposte agli occhi dei decisori politici.
Non è però un atteggiamento puramente strumentale. Rispetto ai loro equivalenti italiani, questi soggetti sembrano essere più sensibili al valore della metodologia controfattuale e scelgono più volentieri di investire in valutazioni serie di pochi interventi mirati piuttosto che proporre una miriade di micro-azioni non sostenute da alcuna evidenza empirica.”
Altre conseguenze?
“A sua volta, la crescente domanda di sperimentazioni in campo educativo ha fatto emergere la necessità di un’infrastruttura permanente di supporto . Per questo motivo è nato il progetto IDEE (Innovations, Données et Expérimentations en Éducation) che svolge le seguenti azioni:
a) costruisce protocolli di accesso facilitato ai dati delle valutazioni nazionali sugli apprendimenti e sui percorsi scolastici, integrati da informazioni sulle famiglie e le scuole di ogni studente (senza dover chiedere ogni volta un consenso esplicito delle famiglie)
b) acquista strumenti di raccolta dati (es. tablette) in grandi quantità, liberamente utilizzabili da ogni ricercatore impegnato in esperimenti
c) forma una nuova generazione di ricercatori alla metodologia sperimentale e offre un accompagnamento metodologico individualizzato (es. calcoli di potenza statistica)
d) organizza attività formative su vasta scala per sensibilizzare gli insegnanti a questa metodologia e promuovere partenariati tra reti di scuole e ricercatori;
e) lavora alla costruzione di un repertory dei risultati delle valutazioni educative che sia di facile accesso per il mondo della scuola.”
Quali sono i limiti dell’esperienza francese?
“Come quasi tutto in Francia, questa dinamica è molto centralistica: poco si muove al di fuori di Parigi, dove si concentrano quasi tutti i centri di ricerca di avanguardia. La formazione del mondo della scuola è appena agli inizi e come in Italia molto resta da fare per promuovere una cultura del dato. Soprattutto, la sensibilità verso le sperimentazioni da condurre nel mondo della scuola non è un dato acquisito di tutta la classe politica e non è detto quindi che queste tendenze si consolidino negli anni a venire. Al netto di tutto ciò, in Francia qualcosa si è mosso piuttosto velocemente nella giusta direzione.”
Speriamo che anche in Italia si possa parlare presto di un’accelerazione simile, o persino superiore, a quella osservata in Francia. Come per ogni cosa è questione di volontà e organizzazione.
Ringraziamo il prof. Carlo Barone per la disponibilità.
Note
1 Per un esame più dettagliato dell’utilizzo della sperimentazione in Francia si suggerisce la lettura di “Expérimentation, enquête, expérience : les politiques publiques à l’épreuve de la science” di Mathias Béjean in Cahiers du GRM, 16/2020.
2 Relativamente al potenziamento delle funzioni di controllo del Parlamento sul Governo, il nuovo testo dell’articolo 24 della Costituzione stabilisce, al comma 1: “Il Parlamento vota le leggi. Controlla l’azione del Governo. Valuta le politiche pubbliche” (in corsivo la modifica introdotta). Tratto da Valutazione di impatto ex ante ed ex post e valutazione delle politiche pubbliche in Francia, a cura di Annarita Sansò – Esperienze n. 9 – Ufficio Valutazione Impatto del Senato della Repubblica.