Le politiche pubbliche hanno spesso esiti incerti. Come abbiamo cercato di spiegare in altri post, si può tentare di ridurre questa incertezza e di comprendere quale sia l’efficacia di un intervento, ricorrendo alla sperimentazione controllata. In molti settori di policy la conduzione di studi randomizzati può essere di grande aiuto per conoscere gli effetti delle politiche e per giungere ad un loro miglioramento. Nonostante ciò, gli esperimenti sulle politiche continuano ad essere merce rara. Per quale motivo? Chi ha paura della sperimentazione e dunque evita di promuoverne la realizzazione su ampia scala?

Partendo da queste domande, un gruppo di ricerca dell’Erasmus University di Rotterdam composto da Robert Dur, Arjan Non, Paul Prottung e Benedetta Ricci, ha condotto uno studio per capire quale sia l’atteggiamento degli elettori e dei politici olandesi nei confronti della sperimentazione controllata delle politiche. Possibile che lo scarso investimento sugli esperimenti dipenda da un’opinione pubblica sfavorevole?

L’indagine sugli elettori
La prima parte dello studio si basa su un’indagine condotta su un campione rappresentativo di elettori olandesi. A più di 2800 persone è stato somministrato un questionario per conoscere la loro opinione sull’utilizzo degli studi randomizzati per valutare gli effetti delle politiche e la loro propensione a votare per politici che sostengono tale utilizzo.

Per chiarire cosa sia la sperimentazione agli elettori che potrebbero non saperlo, il questionario si apre illustrando sinteticamente come funzionerebbe un esperimento se fosse applicato a 6 diverse politiche pubbliche. Per ciascuna delle politiche illustrate, il rispondente è chiamato ad esprimere il proprio giudizio rispetto a tre ipotesi: (a) procedere con l’attuazione della politica (b) non attuare la politica e mantenere lo status quo (c) condurre l’esperimento descritto nel testo del questionario per verificarne gli effetti prima di mettere la politica a regime. Su ognuna di queste ipotesi il rispondente è chiamato a dare un giudizio su una scala che va da 1 (Molto male) a 7 (Molto bene).

Dopo questo primo set di quesiti, all’intervistato è posta una serie di domande più generali che indagano il pensiero e il comportamento di voto riguardo a partiti politici che alle prossime elezioni nazionale proporranno di condure un maggior numero di esperimenti per testare l’efficacia delle politiche. Lo scopo delle domande è verificare come cambierebbe il favore dell’elettorato nei confronti di tali partiti e capire cosa pensano gli elettori rispetto alle ragioni che ostacolano un utilizzo diffuso della sperimentazione nel disegno delle politiche pubbliche.

Agli elettori piace l’idea di sperimentare!
Il risultato principale dell’indagine è che gli elettori in generale apprezzano molto gli esperimenti.

Per 5 delle 6 politiche presentate, l’ipotesi di procedere ad una sperimentazione incontra l’approvazione della maggioranza degli elettori. L’unica politica per la quale non si raggiunge una maggioranza a favore della sperimentazione – ma ci si va comunque vicino – riguarda la proposta di alleggerire i requisiti e i controlli imposti ai giovani che ricevono un sussidio di disoccupazione. In questo caso il 47% degli elettori è favorevole alla sperimentazione, mentre il 51% si dichiara favorevole alla non attuazione della politica (e dunque a mantenere requisiti e controlli più stringenti).

In 4 casi su 6, la percentuale di chi si è espresso a favore della sperimentazione supera di gran lunga sia la percentuale di coloro che si sono espressi a favore dell’implementazione della politica, sia quella di coloro che si sono espressi a favore dello status quo.

Usando i dati individuali, i ricercatori hanno inoltre mostrato che il favore verso la sperimentazione è più forte quando l’elettore non ha una chiara posizione rispetto alla scelta di attuare o di non attuare la politica in questione. Insomma, se non ci sono forti convinzioni sull’utilità di una politica (o sulla sua inutilità), si preferisce l’opzione dell’esperimento. Tale risultato è coerente con l’idea che la sperimentazione sia molto più utile quando la conoscenza generata dall’esperimento risulta decisiva per decidere se procedere o meno nell’attuazione di un certo intervento.

Un ampio sostegno a favore degli esperimenti emerge anche dalle risposte date alle domande di ordine generale. Una maggioranza degli elettori (60%) giudica positivamente l’ipotesi che uno dei loro partiti favoriti alle prossime elezioni proponga un maggior investimento nella sperimentazione. L’apprezzamento è più alto tra gli elettori che hanno un livello d’istruzione superiore.

Inoltre, più del 40% degli intervistati dichiara che se ciò accadesse, il suo voto per quel partito sarebbe più probabile, mentre un altro 40% ritiene che questo fatto non inciderebbe sul suo voto. Solo il 19% dichiara che ciò renderebbe meno probabile il suo voto per quel partito.

Agli elettori è stato anche chiesto di individuare le ragioni della riluttanza dei politici ad appoggiare la causa della sperimentazione. Una quota importante dei rispondenti, intorno al 47%, ritiene che i politici credano che se essi proponessero di effettuare un maggior numero di esperimenti, questa proposta farebbe perdere loro dei voti.

L’indagine sui politici
La seconda parte dello studio riguarda un’indagine condotta sui politici eletti al parlamento nazionale e ai parlamenti regionali. Lo scopo è capire qual è il loro pensiero riguardo l’atteggiamento dell’elettorato nei confronti della sperimentazione applicata alle politiche pubbliche.

Durante l’indagine, i politici sono stati informati degli esiti dell’indagine campionaria condotta tra gli elettori. I politici sono stati però divisi in due gruppi mediante randomizzazione. Al primo gruppo l’informazione sull’atteggiamento degli elettori è stata fornita prima di procedere con le domande. Al secondo gruppo tale informazione è stata data solo dopo, quando avevano già risposto alle domande. Ciò è stato fatto per verificare se e in che misura le opinioni dei politici cambiano in base alle informazioni in loro possesso.

Conoscere cosa pensano gli elettori modifica l’atteggiamento dei politici
Lo studio mostra come le risposte dei politici siano influenzate dalle informazioni date sull’atteggiamento dell’elettorato nei confronti della sperimentazione. I politici che hanno ricevuto le informazioni prima di rispondere alle domande tendono ad adeguare le loro risposte all’apprezzamento mostrato dagli elettori riguardo gli esperimenti. Questi politici sono più propensi a sostenere un’iniziativa in favore della sperimentazione all’interno del loro partito rispetto a quei politici che hanno ricevuto le informazioni solo dopo aver risposto al questionario.

Concludendo
Lo studio giunge ad alcune conclusioni di grande interesse.

Lo scarso investimento nella sperimentazione delle politiche pubbliche non può essere attribuito al fatto che esiste un elettorato contrario a questa strategia di valutazione o che non è in grado di comprendere l’utilità degli esperimenti. Tutt’altro: gli elettori, posti dinanzi a casi concreti che prevedono scenari decisionali alternativi (attuare, non attuare o sperimentare), tendono a preferire la strada della sperimentazione. Tanto che molti elettori ritengono che se un partito sostenesse apertamente la causa della sperimentazione, ciò farebbe aumentare la probabilità di un loro voto a tale partito.

I politici cambiano la loro posizione nei confronti della sperimentazione quando hanno informazioni chiare e dirette sull’atteggiamento dell’elettorato. In generale essi diventano più propensi a sostenere attivamente un aumento del numero degli esperimenti, quando imparano che l’opinione pubblica è tendenzialmente favorevole a questa ipotesi.

Quest’ultimo risultato lascia ben sperare per il futuro: se i politici saranno correttamente informati sull’atteggiamento favorevole dell’elettorato nei confronti degli esperimenti, molto probabilmente tale informazione li spingerà a promuovere con maggior forza l’uso della sperimentazione per testare l’efficacia delle politiche. E questo, naturalmente, andrebbe a beneficio di tutti.

Marco Sisti

Riferimenti bibliografici
Robert Dur, Arjan Non, Paul Prottung e Benedetta Ricci, “Who’s Afraid of Policy Experiments?”, maggio 2023