Tra pochi giorni per milioni di studenti inizia quello che forse è il periodo più bello dell’anno, l’estate: con le vacanze al mare o in montagna, la sveglia tardi, il tempo libero, le nuove amicizie e, soprattutto, l’assenza della scuola. L’estate, però, non è uguale per tutti. Mentre per alcuni è un periodo ricco di attività ricreative e educative, viaggi e scoperte, letture o esperienze culturali, per altri – i meno fortunati – rischia di essere un lungo periodo di noia, passato in casa, magari di fronte alla TV, senza particolari stimoli e occasioni di apprendimento.
Cos’è il summer learning loss
Nella letteratura scientifica, tipicamente nordamericana, si parla di summer learning loss per definire quel fenomeno per cui, d’estate, molti studenti e studentesse perdono gli apprendimenti acquisiti d’inverno o l’occasione di acquisire ulteriori apprendimenti. Non si tratta solamente di un problema di efficienza del sistema scolastico, ma anche di equità, poiché verosimilmente riguarda maggiormente studenti e studentesse con minori risorse familiari e che trovano nella scuola l’unica, o quasi, fonte di apprendimento. E’ un tema studiato da anni, e che ha riguadagnato interesse dopo la pandemia di Covid-19, in seguito alla quale si registrano ancora pesanti perdite di apprendimento.
Purtroppo, in Italia, non si sa niente sul fatto che esista o meno learning loss estivo, su chi ne sia maggiormente colpito e su quali strumenti di intervento possano essere attuati per contrastarlo. E questo è particolarmente grave considerato che nel nostro Paese le vacanze estive sono tra le più lunghe in Europa.
La valutazione sperimentale di Arcipelago Educativo
A partire dal 2020, Save the Children Italia e Fondazione Agnelli coordinano un’iniziativa nazionale (Arcipelago Educativo) volta al contrasto delle perdite di apprendimento di bambini e adolescenti in condizione di povertà educativa. Nel 2022, Arcipelago Educativo ha coinvolto studenti e studentesse degli ultimi due anni della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado e segnalati dalle scuole come studenti a rischio di povertà educativa. L’intervento è consistito in 100 ore di attività: laboratori didattici ispirati alle metodologie della peer education, dell’apprendimento cooperativo e del learning by playing (88 ore); e tutoraggio personalizzato finalizzato al recupero delle lacune in matematica o italiano (12 ore).
L’impatto di Arcipelago Educativo sugli apprendimenti in matematica e italiano è stato valutato mediante uno studio randomizzato che ha coinvolto oltre 1.000 studenti e studentesse in nove città italiane del Nord (Milano, Torino, Marghera), Centro (Ancona, Aprilia) e Sud (Bari, Napoli, Rosarno, Palermo).
I risultati della valutazione
Lo studio indica che c’è evidenza di perdite estive di apprendimento, in particolare in matematica. Gli studenti del gruppo di controllo riportano apprendimenti sistematicamente più bassi a settembre rispetto a giugno. Questo invece non succede agli studenti del gruppo di trattamento, che a settembre mostrano apprendimenti uguali o superiori a quelli di giugno. L’intervento estivo riesce ad innalzare gli apprendimenti degli studenti che hanno preso parte alle attività.
Gli effetti riguardano principalmente l’italiano (+7%) e in misura un po’ inferiore la matematica (+5.8%). Spicca, nello specifico, il risultato registrato su comprensione del testo, dove gli studenti beneficiari dell’intervento mostrano un incremento di apprendimenti pari a +9% rispetto ai controlli. Si tratta di effetti rilevanti, soprattutto se rapportati alla durata effettiva dell’intervento (mediamente 71 ore, quindi meno di due settimane di tempo pieno). La valutazione indica anche che gli effetti positivi di Arcipelago Educativo si sono ottenuti principalmente tra gli studenti e le studentesse della scuola primaria e tra coloro che sono segnalati dalle scuole come BES (Bisogni Educativi Speciali).
Nel complesso, la valutazione di Arcipelago Educativo suggerisce che programmi di apprendimento estivi possano essere uno strumento efficace per il contrasto delle perdite di apprendimento, in particolare per gli studenti più fragili, e quindi per contribuire alla riduzione delle disparità di apprendimento. Tuttavia, trattandosi del primo studio condotto in Italia sull’argomento, altre ricerche sono necessarie per affinare gli strumenti di misurazione delle perdite di apprendimento, consolidare i risultati e indagare la tenuta degli effetti nel medio-lungo periodo.
Il report completo della valutazione è consultabile qui.
Gli autori dello studio sono: Davide Azzolini, Martina Bazzoli, Sergiu C. Burlacu e Enrico Rettore.
Gli apprendimenti persi nel tempo di un’estate sono davvero stati mai acquisiti? Cosa stiamo chiamando “apprendimento”, l’appiccicarsi momentaneo di nozioni nella memoria per il tempo di una verifica? L’apprendimento avviene davvero quando è profondo e duraturo. Ci sono molti studi scientifici e neuroscientifici a riguardo e anche molte pratiche che indicano la via verso questo tipo di apprendimento, a partire dall’Istituto Nazionale di di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa (Indire) con il relativo movimento delle Avanguardie Educative.
Forse lo studio non ha centrato bene la causa della perdita di nozioni, che più che nelle pause estive, è da cercare nel sistema con cui si impara a scuola?
"Mi piace"Piace a 1 persona
Grazie del commento. In letteratura il concetto stesso di (summer) learning loss è molto dibattuto sia su un piano teorico che su un piano empirico. Può essere utile “perdere” degli apprendimenti per poi acquisirne altri di “grado superiore”? C’è una stagionalità nello sviluppo degli apprendimenti? Ci sono soggetti che sono più esposti al ‘rischio’ di perdere gli apprendimenti acquisiti? Lo studio condotto non riesce a rispondere a tutte queste domande, ma si limita a provare a misurare: a) se a settembre gli studenti vanno più o meno bene nei test di apprendimento rispetto al giugno precedente, b) se vi sono differenze tra studenti che partecipano all’intervento estivo e studenti che non vi partecipano. Entro i limiti dello studio, qualche risposta viene fornita, anche se molta altra ricerca è necessaria, in particolare per affinare gli strumenti di misurazione degli apprendimenti (e delle perdite di) e per capire se gli effetti stimati sono persistenti nel tempo. Inoltre, concordo, lo studio in qualche misura chiama in causa anche il modo con cui gli studenti apprendono a scuola. Altro tema su cui è necessaria ricerca e… azione.
"Mi piace"Piace a 1 persona