Nel Regno Unito, come in Italia, gli insegnanti passano una quantità significativa del loro tempo a preparare lezioni e materiali didattici. È una realtà che chiunque abbia frequentato una sala docenti conosce bene e che i dati del Teacher Workload Survey del governo britannico confermano da anni: il carico di lavoro dei docenti supera le ore di insegnamento frontale. Benché in leggero calo tra il 2016 e il 2019, il sondaggio mostra che la professione docente è caratterizzata da una mole di lavoro sommerso (burocrazia, correzione e preparazione) che raddoppia l’impegno richiesto per le lezioni in aula. 

In questo contesto, l’arrivo dell’intelligenza artificiale generativa fa sperare che la diffusione di strumenti come ChatGPT possa ridurre il tempo di preparazione delle lezioni. La Education Endowment Foundation (EEF), ente indipendente che finanzia e valuta interventi educativi nel Regno Unito, ha affrontato la questione con uno studio randomizzato controllato. La valutazione è stata condotta in modo indipendente dalla National Foundation for Educational Research (NFER). 

L’intervento

L’esperimento, denominato Teacher Choices, ha coinvolto insegnanti di scienze del settimo e ottavo anno (equivalenti alla nostra seconda e terza media) durante il trimestre estivo (aprile-luglio) 2024. Il disegno prevedeva che a un gruppo di docenti venisse chiesto di usare ChatGPT per preparare lezioni e materiali didattici (gruppo di trattamento), mentre a un altro gruppo non era permesso l’uso di ChatGPT né di altri strumenti di AI generativa per l’intera durata dell’esperimento (gruppo di controllo).

La scelta su come e quanto usare ChatGPT spettava ai singoli docenti, da cui il nome dell’esperimento, e, a supporto del gruppo di trattati, veniva fornita una guida online, consultabile al sito teachingwithchatgpt.org.uk, su come utilizzare al meglio lo strumento, strutturata intorno a sei “casi d’uso principali”:

  • trovare idee per le attività;
  • ottenere domande pratiche già pronte;
  • adattare i materiali per il proprio gruppo;
  • elaborare risposte modello e creare domande per simulazioni d’esame;
  • ottenere spiegazioni efficaci ed esempi passo-passo; e
  • verificare la comprensione degli studenti ed evitare malintesi.

Nel sito web veniva spiegato, inoltre, come iniziare a utilizzare ChatGPT, come impostare le istruzioni personalizzate e veniva offerta una panoramica di modi in cui poter sfruttare lo strumento, sensibilizzando gli insegnanti ai rischi relativi alla privacy e alla correttezza delle informazioni.

L’esperimento

Per misurare gli effetti dell’utilizzo di ChatGPT si è condotto un esperimento controllato randomizzato, con randomizzazione a livello di scuola. Dei 68 istituti che hanno preso parte all’esperimento, 34 sono stati assegnati casualmente al gruppo di trattamento e 34 al gruppo di controllo. Gli insegnanti cha hanno partecipato all’esperimento sono stati 259, di cui 211 effettivamente inclusi nell’analisi finale: 101 nel gruppo con accesso a ChatGPT e 110 nel gruppo di controllo. 

L’obiettivo principale dell’analisi era osservare se e in che misura l’utilizzo di ChatGPT avesse un impatto sul tempo settimanale dedicato alla preparazione di lezioni e materiali, misurato attraverso un diario compilato dai docenti ogni settimana per dieci settimane. 

Grazie alla randomizzazione è verosimile credere che i due gruppi di docenti avessero caratteristiche di partenza equivalenti, e che, dunque, le eventuali differenze in termini di tempo dedicato alla preparazione dei materiali didattici, riscontrate al termine dell’esperimento, siano dovute all’utilizzo di ChatGPT.

L’esperimento ha avuto una durata di dieci settimane: le prime cinque, sono servite come fase di apprendimento dello strumento, mentre l’analisi dei risultati si è concentrata sulle settimane 6-10.

I risultati

Nelle settimane 6-10 i docenti del gruppo che ha utilizzato ChatGPT hanno impiegato il 69% del tempo del gruppo di controllo per preparare lezioni e materiali. In termini assoluti, il gruppo di controllo ha dedicato in media 81,5 minuti a settimana alla preparazione, mentre il gruppo che ha utilizzato ChatGPT 56,2 minuti, con un risparmio di circa 25 minuti a settimana. 

Inoltre, la riduzione del tempo di preparazione non sembra aver provocato un peggioramento dei materiali didattici: la qualità delle risorse prodotte – esaminata da un gruppo di esperti in cieco rispetto all’assegnazione dei gruppi – non risulta essere diversa tra chi ha usato ChatGPT e chi non lo ha fatto. 

Se si guarda alle modalità di utilizzo effettivo dello strumento, emerge un impiego modesto e selettivo: ChatGPT è stato sfruttato per una o due attività per lezione, in genere per creare domande, quiz, o trovare idee per esercizi, ma non per ripensare l’intera preparazione.

La frequenza d’uso è, inoltre, calata nel tempo, dal 39% delle lezioni nelle prime settimane al 29% nelle ultime. Questo dato potrebbe suggerire o una graduale disaffezione allo strumento, o l’apprendimento di un uso più mirato e, dunque, meno dispendioso in termini di tempo. Le interviste qualitative, svolte a latere dell’esperimento, fanno propendere per la seconda opzione, evidenziando come molti insegnanti, avendo interiorizzato alcune strategie, non avessero più bisogno di consultare ChatGPT sistematicamente.

Cosa ci dice e cosa non ci dice lo studio

Questo studio produce la prima evidenza sperimentale rigorosa sull’uso di ChatGPT nella preparazione delle lezioni. Il risultato è positivo: ChatGPT può ridurre il tempo di preparazione senza compromettere la qualità dei materiali prodotti.

L’esperimento è però circoscritto a un contesto ben specifico: insegnanti di scienze delle scuole secondarie inglesi, che hanno utilizzato una sola piattaforma (Chat GPT) durante il trimestre estivo e focalizzato sull’utilizzo per la preparazione delle lezioni, non per la gestione di altre attività amministrative. I docenti partecipanti erano volontari, probabilmente più aperti alla tecnologia rispetto alla media della professione. Il tempo di preparazione era auto-dichiarato tramite diario settimanale. Inoltre, il periodo di osservazione di dieci settimane non consente di stabilire se l’effetto si manterrà nel lungo termine.

Nonostante le limitazioni, questi risultati sono di interesse per il contesto italiano, dove le linee guida ministeriali sull’AI a scuola (agosto 2025) hanno recentemente messo in rilievo come l’IA possa essere utilizzata per “facilitare le pratiche gestionali, ottimizzare i processi amministrativi e supportare l’attività didattica”, mentre i dati TALIS 2024 mostrano che, fino all’ultima rilevazione, solo il 26% degli insegnanti italiani della scuola secondaria di primo grado ha usato strumenti di AI nell’ultimo anno, ben sotto la media europea (35%), e circa il 70% dichiara di non utilizzarli per mancanza di conoscenze e competenze. Inoltre, il 57% di chi non usa l’AI ritiene che non debba essere usata nell’insegnamento.

Lo studio Teacher Choices offre quindi una prima evidenza che anche un uso autonomo di ChatGPT, senza formazione strutturata, possa ridurre il tempo di preparazione senza compromettere la qualità dei materiali.

Una domanda ancora più complessa, che nasce da risultati dell’esperimento, è quali siano le scelte di policy che permettono di integrare queste tecnologie in modo sistematico nell’organizzazione scolastica, per alleggerire il carico dei docenti non solo nella preparazione delle lezioni ma anche in tutto ciò che grava sulla professione, dalla burocrazia, ai consigli di classe e gli adempimenti amministrativi. 

L’esperimento inglese è un buon punto di partenza per mostrare che dare accesso a uno strumento di intelligenza artificiale generativa produce un effetto positivo, anche se questo viene utilizzato in autonomia. Ma per sfruttare al meglio le potenzialità dello strumento e rendere i risultati scalabili, è utile chiedersi come progettare una formazione strutturata per gli insegnanti, come investire nelle infrastrutture tecnologiche per le scuole e come riorganizzare il lavoro a livello di istituto, affinché l’iniziativa non sia lasciata al singolo docente. Il rischio, altrimenti, è che l’IA a scuola resti un’opportunità sottoutilizzata e con un impatto eterogeneo a favore di chi ha le competenze e il tempo per sfruttarla meglio. 


Il report completo è disponibile qui: ChatGPT in Lesson Preparation: A Teacher Choices Trial — Evaluation Report

Greta Sofia Lampis. Ricercatrice presso l’Istituto per la Ricerca Valutativa sulle Politiche Pubbliche della Fondazione Bruno Kessler e PhD executive presso l’Università di Trento e la Fondazione Bruno Kessler.