Ogni sera, alle nove in punto, sullo schermo del telefono compare una notifica: “Non dimenticare di validare i tuoi passi”. Per milioni di persone, questo piccolo segnale digitale è diventato parte della routine quotidiana. Ma funziona davvero? Spinge le persone a muoversi di più, o si limita a fare aprire un’app?
In un recente studio, condotto in collaborazione con l’app WeWard, si è cercato di rispondere a una domanda tanto semplice quanto cruciale per le politiche di salute pubblica digitali: i promemoria e i messaggi aumentano davvero l’attività fisica, o solo l’engagement con l’app?
La risposta, come spesso accade quando si guarda ai dati reali, è più sfumata di quanto si possa immaginare.
Le app come laboratorio sperimentale
Le app di fitness sono oggi uno strumento estremamente diffuso per promuovere uno stile di vita più sano. Sono facilmente scaricabili, poco costose e permettono di misurare comportamenti reali, e quindi determinarne l’impatto sugli utenti. Questo le rende un laboratorio ideale per testare interventi atti ad incentivare comportamenti salutari.
Questa opportunità è stata sfruttata per condurre un esperimento randomizzato su larga scala con oltre 20.000 utenti dell’app WeWard in Francia. L’esperimento si è svolto tra dicembre 2022 e gennaio 2023 e ha coinvolto utenti già registrati sulla piattaforma.
Gli utenti sono stati assegnati casualmente a diversi tipi di messaggi giornalieri, inviati come notifiche push, che facevano leva su tre meccanismi comportamentali ben noti:
- Confronto con gli altri: “Oggi gli altri utenti WeWard hanno camminato in media X passi. E tu?”
- Confronto con se stessi: “La scorsa settimana camminavi in media X passi. Quanti ne hai fatti oggi?”
- Sunk cost (costo sommerso): “Hai già validato i tuoi passi negli ultimi giorni? Continua per guadagnare di più”.
I messaggi sono stati inviati per una o tre settimane, permettendo di studiare anche l’effetto della durata dell’intervento.
Più aperture dell’app, ma non più passi
Il primo risultato è chiaro e robusto: i messaggi funzionano nel catturare l’attenzione, ma non nel cambiare il comportamento.
In particolare, i messaggi basati sul confronto con gli altri aumentano in modo significativo la probabilità che gli utenti aprano l’app. L’effetto è più forte quando il messaggio viene ripetuto per tre settimane anziché una. In un periodo in cui l’uso dell’app tende naturalmente a diminuire (complice il periodo natalizio), questi promemoria riescono almeno a rallentare il calo dell’engagement.
Ma qui arriva il punto cruciale: questa maggiore attenzione non si traduce in più attività fisica.
Nonostante l’aumento delle aperture dell’app, il numero di passi camminati non cresce. Questo risultato emerge in modo consistente:
- sul numero totale di passi giornalieri,
- sulla media settimanale dei passi,
- anche restringendo l’analisi agli utenti più “fedeli”, ossia quelli che aprono l’app ogni giorno.
In altre parole, la notifica fa fare clic, ma le scarpe restano ferme.
L’engagement non è (necessariamente) cambiamento
Questa divergenza tra attenzione e comportamento è uno dei risultati più importanti dello studio. Molti interventi digitali valutano il proprio successo usando metriche di engagement: aperture, accessi, tempo speso sull’app. Ma i nostri risultati mostrano come queste metriche possono essere fuorvianti.
Un’app può sembrare più “attiva” senza che questo si traduca in benefici reali per la salute. Camminare di più richiede tempo, energia, riorganizzazione delle abitudini quotidiane. Un promemoria, da solo, difficilmente riesce a superare vincoli strutturali come il lavoro, il meteo, la routine quotidiana o la stanchezza.
Chi cammina poco, reagisce diversamente
C’è però una sfumatura interessante. Quando guardiamo agli utenti meno attivi prima dell’intervento, emerge un segnale positivo: le persone più sedentarie tendono ad aumentare leggermente i passi nel tempo, indipendentemente dal tipo di messaggio ricevuto.
Questo suggerisce che le app di questo tipo possono avere un ruolo nel sostenere chi parte da livelli molto bassi di attività, ma non perché il framing del messaggio sia particolarmente efficace, bensì perché l’app stessa rende il comportamento più visibile e monitorabile.
Cosa ci dicono questi risultati?
Il messaggio chiave è semplice ma potente: più engagement non significa automaticamente più attività fisica.
Le app di fitness e i promemoria sono strumenti utili, ma non sufficienti per generare cambiamenti duraturi nei comportamenti complessi. Possono attirare l’attenzione, ricordare un obiettivo, creare un’abitudine di controllo. Ma trasformare tutto questo in attività concrete richiede probabilmente interventi più integrati, che combinino incentivi e durate più estese che consentano la formazione di nuove abitudini.
E quindi?
Per chi disegna politiche pubbliche, interventi digitali o prodotti di health tech, il nostro studio è un invito alla cautela: misurare ciò che conta davvero. Non basta sapere se un’app viene aperta, bisogna capire se cambia le scelte quotidiane delle persone.
Le app possono essere una porta d’ingresso. Ma il vero cambiamento, quello che fa bene alla salute, spesso richiede qualcosa in più di una notifica serale.